Poggio Graffetta è a un passo dal comune di Ispica, accanto a Nodo e Modica, i borghi del barocco siciliano più autentico, architetture che segnano la rinascita della Val di Noto dopo il tremendo terremoto del 1697, che rade al suolo i principali centri della zona.
La cultura vitivinicola di quest’area sud-orientale della Sicilia vanta tradizioni settecentesche, periodo in cui la regione è sostanzialmente un enorme feudo di casati nobiliari che amministrano per lunghi periodi le aree rurali della zona.
La coltivazione del nero d’Avola, difficile e laboriosa, fino a pochi decenni fa viene svolta manualmente, con l'aiuto di muli per svangare la terra e per trasportare le botti di vino dal palmento alle rivendite. La cultura del vino in bottiglia è invece storia molto recente. E l’acquisizione di Poggio Graffetta da parte dell’avvocato Calogero Calì intende scrivere un importante capitolo di questa storia.